Guida · Email

Come scrivere una newsletter che le persone aprono: il metodo in 7 passi

Di Jessica Zuttion ·

Per scrivere una newsletter che le persone aprono servono tre cose: un oggetto che dice cosa c’è dentro, un contenuto utile per chi legge e un solo invito all’azione. Il resto è metodo e costanza. In Italia il tasso di apertura medio delle email è del 44,38% (GetResponse, aggiornato al 17 giugno 2026): più di metà dei tuoi iscritti, quindi, non apre. Il lavoro è far parte dell’altra metà.

Ti racconto il metodo che uso, passo per passo, con gli errori che vedo più spesso.

1. Decidi a cosa serve la newsletter

Una newsletter aziendale serve a una cosa sola per volta: far tornare un cliente, far conoscere un nuovo prodotto o servizio, riempire un evento. Se vuole fare tutto, chi legge non fa niente.

Prima di scrivere, completa questa frase: «Dopo aver letto questa email, voglio che il lettore…». Prenoti, risponda, compri, scarichi. Quella frase decide tutto il resto.

2. Scrivi l’oggetto per ultimo, ma pensaci per primo

L’oggetto è la riga che si vede nella casella di posta, ed è il motivo per cui una email viene aperta o ignorata. Funziona quando dice cosa c’è dentro e perché conviene leggerlo adesso.

Oggetto debole Oggetto che funziona
«Newsletter di ottobre» «Cambio gomme: le date libere di ottobre»
«Novità dal nostro studio» «Tre domande da fare prima di firmare un preventivo»
«Offerta imperdibile!!!» «Per chi è iscritto: tagliando a prezzo fisso fino al 31»

Sotto l’oggetto c’è una seconda riga, l’anteprima: usala per completare la frase, non per ripetere il nome dell’azienda.

3. Una sola idea per email

Il contenuto della newsletter migliore è quello che risponde a una domanda che i tuoi clienti fanno spesso. Apri la posta degli ultimi mesi e cerca le domande che ricevi più spesso: ognuna è una newsletter.

Altre idee per newsletter che funzionano con le piccole attività:

  • il lavoro del mese, con le foto e due righe su com’è andato;
  • un consiglio pratico legato alla stagione;
  • un nuovo prodotto o servizio, con il prezzo o il modo per chiederlo;
  • le date da segnare: chiusure, eventi, scadenze;
  • un’offerta riservata a chi è iscritto alla lista.

4. Scrivi come parli al telefono

Frasi corte, paragrafi di due o tre righe, il tu. Chi legge una newsletter lo fa dal telefono, spesso in piedi. Se una frase non la diresti a un cliente al banco, non scriverla nell’email.

Personalizzare aiuta: il nome di chi legge nel saluto, un riferimento a quello che ha comprato o chiesto. Non serve altro.

5. Un solo invito, ben visibile

L’invito all’azione, la call to action, è il pulsante che chiede di fare una cosa: «Prenota», «Rispondi a questa email», «Guarda le date». Uno solo, con un verbo, verso la fine e ripetuto in alto se l’email è lunga. Due inviti diversi si fanno concorrenza.

6. Grafica semplice e riconoscibile

Un modello di newsletter sempre uguale, con il tuo logo e i tuoi colori, fa riconoscere le tue email prima ancora di leggerle. Una foto vera vale più di tre immagini di repertorio. Il layout più efficace è una colonna sola: si legge bene sul telefono e non si rompe nelle diverse caselle di posta.

7. Invia, misura, correggi

Dopo l’invio guarda tre numeri: quante persone aprono, quante cliccano, quante ti scrivono o comprano dopo. In Italia il tasso medio di clic è del 2,87% e la prima ora concentra circa il 19% delle aperture (GetResponse, giugno 2026).

Prova due oggetti diversi su due metà della lista e tieni quello che funziona. Dopo qualche invio sai quali argomenti interessano ai tuoi lettori e a che ora leggono.

Le email automatiche lavorano più della newsletter

Nello stesso studio di GetResponse le email automatiche, quelle che partono da sole dopo un’azione del cliente, hanno un tasso di apertura del 55,93%, contro il 43,54% delle newsletter. È logico: arrivano quando il cliente ha appena fatto qualcosa.

Le tre che consiglio a quasi tutti:

  • il benvenuto, a chi si iscrive;
  • il seguito dopo un preventivo, a chi non ha ancora risposto;
  • il promemoria, prima di un appuntamento o di una scadenza.

Per un servizio online abbiamo trovato le email dopo il preventivo ferme: non partivano. Dopo la correzione si è passati da zero a 104 email in una settimana (27 settembre - 4 ottobre 2026).

Domande frequenti

Ogni quanto inviare una newsletter?

Con un ritmo che riesci a mantenere. Per molte piccole attività una o due newsletter al mese bastano. Secondo GetResponse chi invia una volta a settimana ha aperture vicine al 50%, ma solo se ha qualcosa da dire ogni settimana.

Qual è il giorno migliore per inviare una newsletter?

In Italia mercoledì e sabato hanno i tassi di apertura più alti, di poco: 44,53% e 44,55% (GetResponse, giugno 2026). La differenza fra i giorni è piccola. Conta di più provare sulla tua lista e guardare i tuoi numeri.

Serve il consenso per mandare la newsletter?

Sì, di regola. Il Codice privacy, all’articolo 130, chiede il consenso preventivo per le email promozionali; l’eccezione riguarda i clienti che hanno già comprato da te, per prodotti o servizi simili, se possono opporsi in ogni email. Per i casi dubbi chiedi a un consulente privacy: qui non ti do un parere legale.

Quanto deve essere lunga una newsletter?

Quanto serve all’idea dell’email. Spesso bastano 150-300 parole e una foto. Se hai molto da dire, metti un riassunto nell’email e il resto in una pagina del sito.

Posso farmi scrivere la newsletter?

Sì. Noi scriviamo, impaginiamo e inviamo la newsletter e le email automatiche, con i tuoi dati e la lista intestati a te: trovi come lavoriamo nella pagina email marketing e newsletter. Se ti servono anche i testi del sito, guarda i testi per siti web.

Fonti

  1. GetResponse, Email marketing in Italia: statistiche e benchmark (aggiornato il 17 giugno 2026), consultata il 13 ottobre 2026
  2. Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento sull'art. 130 del Codice privacy, consultata il 13 ottobre 2026

Se vuoi farlo fare a noi: email e newsletter.

Raccontaci cosa ti serve.

Venti minuti al telefono o in video: ci racconti cosa fai e ti diciamo da dove partiremmo. Senza impegno.